Romanzo naturale di Georgi Gospodinov

620789Di tutte le vanità, quella che più si addice ad uno scrittore è il ritenersi possessore di una storia – e che sia almeno una, e la propria. D’altro canto la dimensione stessa del raccontare è l’unico Lebensraum possibile per un narratore: ci è assolutamente impensabile immaginarlo al di fuori dei suoi confini di carta, sarebbe una contraddizione.
Uno scrittore incapace di raccontare una storia non è uno scrittore.

Romanzo naturale è comparso in Bulgaria nel 1999, un anno in bilico, quando ormai il dibattito sulla letteratura nazionale contemporanea necessitava di un ulteriore e definitivo giro di vite. Il passato letterario bulgaro è ricco di scrittori che hanno attinto a piene mani dalla preistoria esotica del paese: autori quali Ivan Vazov, Jordan Jovkov ed Elin Pelin hanno portato in superficie il sostrato di racconti popolari, miti e favole che sono l’anima fiabesca e tragica della Bulgaria più pagana. Simboli e temi che verranno poi ripresi dalla generazione successiva composta principalmente da Emilijan Stanev e da Jordan Radičkov, i quali sapranno dare agli uomini e al loro rapporto con gli animali un’intimità più profonda e ricercata.
Georgi Gospodinov va dunque ad inserirsi in un momento in cui è indispensabile per uno scrittore bulgaro riconsiderare il modo di fare letteratura: bisogna continuare ad insistere sulle caratteristiche locali ed un certo esotismo di maniera o trascurare la propria bulgaricità per sfruttare solo la propria valenza letteraria? In Romanzo naturale la sua scelta è molto chiara. Non si tratta infatti di un romanzo geograficamente e culturalmente collocato e questa sua (non)caratteristica è stata determinante per il successo del romanzo all’estero. Anche i suoi richiami ad una “memoria emotiva” del paese di origine non si limitano mai a riguardare solo la Bulgaria, ma investono i ricordi propri di ogni persona che abbia vissuto negli stessi anni della sua generazione. E questa memoria condivisa fatta di piccoli oggetti da niente, caramelle, certi frutti in corrispondenza a determinati periodi dell’anno ha reso Romanzo naturale il libro simbolo di questa nuova intelligencija bulgara, più leggera e spensierata perché libera dal peso della propria nostalghia.
La trama è semplice come un cubo di Rubik ancora intatto: lui e lei stanno per divorziare, lei è incinta di un altro, lui non riesce ad accettarlo. E visto che il lui in questione è Gospodinov stesso la non accettazione si trasforma presto nell’impossibilità di raccontare la propria storia, trasformando la perdita di sua moglie in un doppio fallimento. Quello dell’uomo (che si smembra in altre identità: Gospodinov redattore di se stesso e un pazzo e incomprensibile giardiniere) e dello scrittore. Del Romanzo naturale viene dettato appena l’inizio che già l’autore, dopo i primi propositi naturalistici dell’epigrafe, si fa minuscolo, fino a scomparire: la narrazione stessa si sposta sul piano onirico nel giro di un paio di pagine.9960948
E cos’è il sogno se non una narrazione abortita, ma soprattutto un tentativo di ricostruzione fallito? Più ci sforziamo di raccontare, più dimentichiamo e ad ogni tentativo – ad ogni inizio – la storia reinventa se stessa in un gioco postmoderno di infinite possibilità. Un gioco lieto, allegro, un postmodernismo “dal volto umano” che non si limita ad imporre la frammentazione ma che dona la simultaneità della visione. Dice Gospodinov a pag. 90: “Il metodo della frammentarietà adottato da alcuni romanzieri è in effetti un’imitazione dell’occhio della mosca”. Ogni ocello percepisce un punto diverso dell’immagine che viene poi ricomposta nel cervello.
Il mondo si presenta così come un mosaico animato e la metaletterarietà smette di essere omaggio o sintomo, per diventare un sistema di orientamento nei tasselli mobili di una storia che tenta disperatamente di rigovernarsi. Assente (e non solo fisicamente) l’autore, mille chiacchiere minuscole tentano di distrarre la narrazione da se stessa che sempre più infastidita prova a raccontarsi in ogni capitolo, riproponendo ogni volta inizi diversi.
Il problema di base però è che è ormai impossibile raccontare in maniera naturale: tutto è velato e metaforizzato, ogni concetto deve essere mascherato per riemergere solo sotto la forma di discorso fortemente allusivo. Andare avanti nella lettura significa accettare proprio questa mancanza di regole e linee guida: non avere il controllo del gioco, partecipare del piacere di essere sottomessi, assoggettarsi a questo esperimento e stare a guardare cosa succede.
Quella che Gospodinov denuncia, dunque, è una letteratura spoglia di istinti, che ha perso la spontaneità un po’ folle di cui il personaggio del giardiniere è simbolo. E più di ogni altra cosa mi resterà l’immagine di lui perso nella fantasticheria di un orologio naturale, senza lancette ma con il solo comando del sole che a seconda della sua inclinazione avrebbe deciso di far sbocciare questo, o quell’altro fiore.

 

Giudizio: 4/5
Georgi Gospodinov, “Romanzo naturale”, traduzione di Daniela Di Sora e Irina Stoilova, 153 pp., Voland, €13

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