I posseduti di Elif Batuman

NZOIl russo è una lingua difficile, e la letteratura russa è tra le più complesse. In generale, scegliere di diventarne studiosi prevede una certa dose di autolesionismo e un’attrazione adolescenziale per Dostoevskij che, a seconda della gravità delle proprie convinzioni, si dilata inglobando tutti gli scrittori più piccoli e oscuri. Solitamente è facile distinguere gli studenti di russo; al di là dei tomi che portano sottobraccio, hanno negli occhi l’indizio di un certo fanatismo per i loro studi, che li fa somigliare a tanti Raskolnikov febbricitanti.
Elif Batuman è diversa dal prototipo proposto: è giovanissima quando legge l’Evgenij Oneghin di Puškin; Anna Karenina le sembra il naturale proseguimento del sogno pieno di neve di Tat’jana. Inizialmente l’interesse per la cultura russa si concretizza solo in un blando corso per principianti, che l’affiancherà negli studi di linguistica. Elif vuole da un lato “imparare il nudo meccanismo della lingua, la forma pura in sé“, e dall’altro evitare accuratamente di leggere troppi romanzi, “in quanto aspirante romanziera”.

Tuttavia ben presto l’interesse per la linguistica viene meno, e il russo diventa l’unica arma con cui far fronte alla delusione dei suoi studi. La ricerca della bellezza, che tanto interessa la Batuman, si sposta nel campo che aveva cercato di non contaminare con la teoria. “Due anni dopo – per inciso, senza aver letto più di sette o otto romanzi – mi ritrovai in procinto di laurearmi in letteratura.
L’avventura accademica e personale di Elif inizia così quasi per caso, muovendosi tra assegni striminziti e borse di studio per i pellegrinaggi letterari ai luoghi di sempre: da San Pietroburgo a Jasnaja Poljana, cercando la risposta ad una domanda semplice, quanto personale. “Era davvero tanto inconsistente l’amore? L’essenza dell’amore non era forse la sua capacità di indurre a voler imparare sempre di più, a immergersi, a diventare posseduti?
I posseduti” non indica solo quel piccolo esercito di lettori e scrittori che cadono preda delle proprie monomanie ma, più generalmente, riguarda coloro che hanno la predisposizione a lasciarsi toccare profondamente dalla passione per una persona o un’idea. Molto spesso gli amori della Batuman si intrecciano alle vicende da lei descritte: dalla Turchia alla Russia, c’è quasi sempre l’ombra di un uomo che fornisce lo spunto per più di una partenza, una figura capace di mediare e alimentare l’interesse della studiosa per un paese o per una lingua. Procedendo nella narrazione, la folla di strambi personaggi che anima gli articoli mano a mano si dirada, per lasciarla riflettere più intimamente sulle proprie radici e sul proprio futuro: americana di nascita ma turca di origini, Elif ha visto la propria carriera crescere con una velocità e una grazia che, forse, in Italia potremmo solo sognarci. Eppure questo non sembra aver modificato la sua personale ‘possessione’ né aver intaccato il tono ironico e malinconico con cui ha deciso di parlarne, piuttosto ha preservato il suo amore dalle tentazioni del virtuosismo accademico.ThePossessed

Tuttavia le “storie dei grandi scrittori russi” promesse nel sottotitolo si limitano a occupare pochi capitoli, lasciando molto più spazio alla parentesi uzbeka della scrittrice, forse la parte più interessante del libro.  Il ricordo della sua estate a Samarcanda rappresenta, inoltre, un elemento di continuità nel testo e l’argomento più interessante; penetrando nella civiltà uzbeka da novizia, Elif ha l’opportunità di riportarcene la complessità, soprattutto linguistica. La sua forma di studiosa la porta a frugare nel lessico uzbeko, per scoprire sempre nuove corrispondenze tra la lingua e la vita, all’interno della storia di un popolo in cui i poeti sono tutti “pazzi o santi”.
Scanzonato e stupito, il suo tono è ancora quello di una ragazzina che per la prima volta si approccia ad una letteratura enorme e bellissima: consapevole e ingenua al contempo la Batuman ci regala, con “I posseduti“,  un nuovo modo di riflettere sulla materia dei propri studi. Forse meno serio e credibile (ammetto di aver alzato più di una volta il sopracciglio leggendo il capitolo sul presunto assassinio di Tolstoj), ma sicuramente più fantasioso e creativo, ed incredibilmente gradevole alla lettura.

 

 

Voto: 3/5
Elif Batuman, “I posseduti
, (2010), traduzione di Eva Kampmann, pp. 309, €20, Einaudi, 2012

 

Elif BatumanElif Batuman è nata nel 1977 a New York da genitori turchi. Dopo aver conseguto la laurea ad Harvard ha ottenuto un dottorato in Letterature comparate all’Università di Standford, dove attualmente insegna.
Vive ad Istanbul, dove è writer-in-residence all’Università di Koç.
I posseduti è il suo primo libro.

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