Una giovinezza nel ghetto di Varsavia di Alina Margolis-Edelman

ImmagineIl cognome che Alina Margolis porta è già una parte stessa del suo destino, e la ricollega al periodo della Polonia tra i più brutali e sensazionali: l’insurrezione del ghetto di Varsavia, promossa e organizzata dai leaders dell’Organizzazione Ebraica di Combattimento. Tra i suoi comandanti figurava proprio Marek Edelman, l’uomo che al termine della ribellione, Alina Margolis trasporterà in barella fuori dal ghetto e poi sposerà. 
Le memorie che l’editrice Giuntina pubblica nel mese dedicato al ricordo della Shoa sono l’esatto complemento dei racconti di Edelman, pubblicati nel marzo 2012 con la cura di Wlodek Goldkorn, Il ghetto di Varsavia lotta. Lì dove Marek era rigido, asciutto e reticente al racconto, la scrittura della Margolis è serena e intensa, di una femminilità leggiadra, cresciuta all’ombra di una civetteria troncata dalla guerra.

Alina Margolis è figlia di una borghesia agiata che non le fa mancare nulla, per l’appunto, neanche l’assenza. I genitori sono una coppia di individui che vanno e vengono dalla sua vita, senza mai restare veramente; la bambinaia Julie è la vera presenza fissa delle sue giornate, che si presentano sempre all’insegna di una birichinata dopo l’altra, segno di una sfrontatezza che non cessa neanche con l’arrivo della guerra. Attraverso la sua memoria ripercorriamo l’atmosfera della Varsavia  ebraica che va incredula e indifferente verso il suo futuro, e che si rimpicciolisce fino a misurare pochi isolati, sempre più saturi. Con l’istituzione e la chiusura del ghetto, molti shtetl nei dintorni della città vengono spopolati e gli abitanti indirizzati tutti verso Varsavia, epicentro di malattie e miseria. La Margolis ci racconta le sue esperienze attraverso la posizione privilegiata di allieva della Scuola Americana per Infermiere; molte volte il dettaglio della mantella della divisa si presenta quasi come dotato di aura propria:
Nelle strade del ghetto, affollate e sporche, plumbee e prive di colore, si vedevano di tanto in tanto gruppi di ragazze dai vestiti rosa, dai grembiuli bianchi con le bretelline, dalle cuffiette bianche. Sembravano petali di fiori rosa, oppure viole alpine. Così chiare e linde nei loro colori pastello sembravano esseri irreali, apparizioni giunte da chissà dove.

margolis_ala.jpg?w=500

Alina Margolis riesce a passare nella parte ariana grazie a sua madre, ma torna indietro, spinta dall’insensatezza comune di chi voleva condividere la stessa sorte con i propri cari. La seconda fuga sarà quella definitiva e nel suo rifugio presso una famiglia di polacchi antisemiti tutti i protagonisti di quella stagione trovano salvezza per qualche giorno. Così la Margolis raduna attorno a sé una famiglia elettiva fatta di amici, colleghi, sconosciuti da salvare e a nessuno di loro negherà un capitolo delle sue memorie.
Ogni brano ripete un preciso paradigma: Alina Margolis racconta, gioisce di ciò che ha avuto, ci fa percepire la grande bellezza della sua giovinezza, e poi bruscamente, con un rapido climax, dissolve in bruschi finali, che sempre parlano di morti o scomparse, l’ennesimo ricordo. Ma il filo conduttore della sua infanzia è l’incredibile frenesia di una bambina vissuta pericolosamente, senza risparmiarsi, alla rincorsa continua di affetto e amore attorno a sé, di una vita sempre più piena. Come dirà il figlio Aleksandr riguardo i suoi genitori: due vite dedicate a salvare vite altrui.

 

Alina Margolis-Edelman, “Una giovinezza nel ghetto di Varsavia”, a cura di Laura Quercioli Mincer, pp. 218, €14, Giuntina, 2014
Giudizio: 4/5

 

ala1-e1319406227397Alina Margolis è nata a Łódź in Polonia, e ha sposato Marek Edelman, conosciuto durante l’insurrezione del Ghetto di Varsavia nel 1943. Ha completato la scuola infermieristica all’interno del ghetto, e si è poi specializzata in pediatria. Ha vissuto nascosta nella parte ariana di Varsavia per qualche tempo, ma poi ha preso parte alle rivolte del 1944. Le sue memorie sono pubblicate da Giuntina. È morta nel 2008 a Parigi, dove il marito non aveva voluto seguirla, per il suo compito di “guardiano” del cimitero ebraico.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...