Siberiana di Luciana Castellina

castellina_siberiana_cover_hr-209x300Il pretesto è la Fiera del Libro di Mosca che, nel 2011, elegge l’Italia a paese ospite: per l’occasione, Luciana Castellina e nove colleghi intraprendono un viaggio lunghissimo che, dalla capitale, li porterà a sfiorare il confine con la Mongolia e la Cina. Venti giorni di transiberiana per la giornalista che, dopo anni, ritorna in Russia dalla porta di servizio, attraversando città fino a poco tempo fa proibite agli stranieri, per provare a riportare in Italia l’immagine di un paese travolto da una modernità faticosamente rincorsa.
L’atmosfera che regna nei vagoni, come ricorda spesso la Castellina, è quella festosa e cameratistica di una classe in gita: “il treno ha una dimensione domestica, anzi casareccia, non sembra un luogo pubblico. è anche lentissimo, ma il percorso è così lungo che nessuno se ne dà pensiero“.
Effettivamente i chilometri sono più di cinquemila, ma le fermate appena otto: in ogni stazione di arrivo c’è una piccola orchestra che li accoglie, quasi a sostituire il mercatino di frutta e verdura che, anni fa, contadini e babushki improvvisavano per i viaggiatori. Perché, sulla Transiberiana, il vagone ristorante è sempre vuoto di cibo e solo la prima classe ha i comfort che si dovrebbero garantire per un viaggio così lungo. Eppure la Castellina demitizza la ferrovia senza delegittimarla della sua gloria: la durata del viaggio, inoltre, permette alla giornalista di riflettere sulla distanza, all’interno di una dimensione meditativa privilegiata.
Scrive la Castellina che non si può dire di aver visto la Siberia se ci si è giunti in aereo: volare disabitua a pensare alle distanze. è nei viaggi in treno che si acquista la consapevolezza della terra percorsa e i binari su cui la Transiberiana corre sono fatti di nostalgia.

C’è un aneddoto divertente che percorre il diario: tutti quanti hanno promesso di portare a casa un colbacco, una testimonianza fisica e tangibile dell’utopia russa di cui, città dopo città, si ritroveranno a documentarne il tramonto. Ma il gruppo di letterati scava soprattutto nella contemporaneità del paese, raccontandolo attraverso la letteratura, la geografia e la storia.
Interessante l’incontro tra il gruppo e Zachar Prilepin, esponente di spicco del panorama letterario nazionale, pubblicato con successo in Italia da Voland: i suoi personaggi si muovono in una realtà periferica degradante. Dice Prilepin: “la Russia oggi si sente un paese violentato, disgregato in molti pezzi, sente di esser stata venduta per poco“. E si percepisce, soprattutto, “la contraddittoria relazione” che la letteratura post-sovietica ha con l’Occidente, relazione che è un riflesso della storia stessa del paese, combattuto tra il fascino e l’importanza storica della sua politica.
Il journal della Castellina riporta così la sensazione di un cambiamento difettoso, di una traduzione lacunaria; come se, nel passaggio dai piani quinquennali alla nuova economia, non tutti i simboli e i bisogni siano stati aggiornati e ‘trasportati’. La modernità è arrivata, ma a macchia di leopardo e non in profondità, così che spesso il regolare funzionamento della quotidianità si inceppa. Anche la memoria, capiamo dal diario, ha una dinamica particolare in Russia e proprio la Siberia è uno degli argomenti scomodi del ricordo collettivo. Molti sembrano aver rimosso il calvario della katorga, la condanna ai lavori forzati, e l’orrore dell’arcipelago gulag: la regione è ora una doppia “frontiera dello spirito“, inospitale e seducente, che diventa nell’immaginario giovanile un luogo da sfidare e al contempo abbandonare.

Bellissima, infine, la grazia con cui la Castellina racconta la parte conclusiva della transiberiana: città ottocentesche sfilano accanto ad altre modernissime, come in un’istantanea capace di catturare due momenti diversi dell’anima russa, che diventa più orientale man mano che la vicinanza con la Cina aumenta. E alla fine del viaggio resta al gruppo di dieci amici la stessa febbre che la Castellina ci trasmette con le sue parole: quel ‘mal di Russia’ che è fatto di contraddizioni, illusioni e attese.

Luciana Castellina, “Siberiana”, pp.184, 13,50 euro, Nottetempo, 2012
Giudizio: 4/5

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